DA CONTENERE, ANCHE IN GIARDINO
le invasive nemiche della biodiversità


di Maria Brambilla (Gardenia, febbraio 2010)



Sopra: le tipiche pannocchie coniche, infiorescenze della Buddleja davidii, amate dalle farfalle.
Può diventare invasiva; qui sotto: un esemplare nato sul ciglio di un cantiere a Torino.



Sono arrivate nel nostro Paese da ogni parte del mondo, hanno messo radici e si sono allargate a macchia d'olio, sottraendo spazio e risorse a molte specie autoctone, impreparate a reggere la competizione con queste aggressive piante esotiche. Un caso esemplare è quello della robinia (Robinia pseudoacacia), che approdata in Europa all'inizio del XVII secolo come albero ornamentale e prontamente accolta anche nella Pianura Padana, usata nei giardini e lungo le strade, ha cominciato pian piano a occupare i boschi banalizzandone l'ecosistema: la sua capacità di rifornire il terreno di azoto ha decretato la scomparsa di fiori ricchi di nettare come scille, anemoni e denti di cane, e quindi degli insetti legati a essi a filo doppio, degli uccelli insettivori, dei rettili, degli anfibi e poi, in una rovinosa concatenazione, dei loro predatori.

Insomma, invasioni decisamente disastrose e che riguardano tutti i continenti, destinate a diventare sempre più drammatiche sotto la spinta dei cambiamenti climatici in atto che, secondo alcuni scienziati, penalizzerebbero soprattutto le specie native e giocherebbero invece a favore di quelle aliene. Così si moltiplicano gli appelli e le iniziative per cercare di far fronte a questi intrusi indesiderati.
La Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite, per esempio, ha adottato alcune linee guida per coordinare le complesse e costose azioni di prevenzione e di lotta che, si spera, vengano al più presto adottate dai governi dei Paesi aderenti.
Ma sono stati chiamati in causa anche i proprietari di giardini, visto che alcune specie invasive vengono impiegate proprio come piante ornamentali: a loro l'Agenzia europea per l'ambiente consiglia di evitare l'uso di quelle più pericolose, inserite in una "lista nera", o almeno di adottare adeguate precauzioni per impedirne la diffusione. Per quanto riguarda l'Italia, oltre alla robinia e all'ailanto, andrebbero tenuti sotto controllo Acacia dealbata, Mesembryanthemum acinaciforme, Opuntia ficus-indica, Impatiens glandulifera, Cortaderia selloana e Prunus serotina, tenendo però presente che la loro invasività varia a seconda delle zone climatiche della nostra penisola.

 


Come fare

La Commissione svizzera per la conservazione delle piante selvatiche (CPS), oltre ad aver compilato una lista di specie che dovrebbero essere escluse dai giardini e che comprende, per esempio, anche gli insospettabili Buddleja davidii e Prunus laurocerasus, fornisce utili consigli per estirpare le presenze indesiderate o per scongiurarne la diffusione nell'ambiente circostante.
EVITARE I POLLONI
Per eliminare specie che, come robinie e mimose, reagiscono all'abbattimento con l'emissione di numerosi polloni dalle radici, si può praticare la cercinatura (a lato), che consiste nell'asportare un anello di corteccia alto circa 15 cm. In questo modo le radici non ricevono più nutrimento e così, l'anno successivo, l'albero può essere tagliato senza che produca polloni.
NON MANDARE A SEME
Se possibile, bisognerebbe poi tagliare i fiori delle invasive prima che si trasformino in semi, e non lasciare il terreno vicino privo di vegetazione. Sempre per contrastare la disseminazione, tutte le parti di queste piante (rami, foglie, radici) non andrebbero assolutamente gettate nel compost o usate per la pacciamatura ma bruciate.

 


DOVE SI TROVA

Informazioni dettagliate sui vari metodi per affrontare il problema delle specie invasive si possono trovare sul sito web del Global Invasive Species Program (www.gisp.org), del progetto DAISIE (www.europe-aliens.org), in inglese, e della Commissione svizzera per la conservazione delle piante selvatiche (www.cps-skew.ch), in italiano.